LICENZIATA LA CASSIERA PER AVER RITAGLIATO I PUNTI DALLE CONFEZIONI DELLE MERENDINE

Legittimo il licenziamento della cassiera che ha ritagliato i punti del Mulino Bianco

Corte di Cassazione, ordinanza n. 8194 del 4 aprile 2018

Una cassiera, era stata licenziata a seguito di una contestazione disciplinare con la quale le si addebitava di aver sottratto due confezioni di caramelle dall’interno del supermercato, mentre faceva la spesa al di fuori dell’orario di lavoro, occultandole all’interno della sua borsa e di aver prelevato anche due confezioni di cracker mulino bianco, aver ritagliato i punti della raccolta presenti nella confezione e aver collocato nuovamente le confezioni nello scaffale, riponendo i punti in borsa.

La Corte d’Appello, riformando la sentenza del Tribunale, riteneva che la condotta della donna fosse emersa chiaramente ed in maniera inequivoca dalla visione del filmato ripreso dalle telecamere a circuito interno, che attestava la volontarietà delle sottrazioni e del danneggiamento delle confezioni di cracker.

La condotta, idonea ad integrare gli estremi di reati dolosi, ha fatto sì che si rompesse il vincolo di fiducia, considerate anche le mansioni di cassiere svolte dalla dipendente, con il relativo maneggio di denaro aziendale.

Gli Ermellini hanno confermato il licenziamento per giusta causa della donna, colpevole di aver ritagliato i punti premio da due confezioni di cracker della mulino bianco mentre faceva la spesa.

Le doglianze della donna non risultano fondati, in quanto i fatti dei quali lamenta l’omesso esame: la rottura dell’involucro dei pacchi sarebbe avvenuta ad opera del figlio; nel corso del colloqui avuto con il caporeparto non avrebbe ammesso l’addebito, non sono decisivi nel senso patrocinato, dato che l’impossessamento dei punti premio è avvenuto ad opera sua, come riscontrato visivamente anche dal giudice.

Inoltre, la donna era responsabile delle azioni del figlio minore, al quale riferisce di aver passato la borsa con le forbici con le quali è stato realizzato il danneggiamento, così rendendosene compartecipe. Non assume alcuna rilevanza il fatto che ella non abbia ammesso gli addebiti, che sono comunque stati accertati.

Secondo gli Ermellini:

“in caso di licenziamento per giusta causa, ai fini della valutazione della proporzionalità tra fatto addebitato e recesso, viene in considerazione non già l’assenza o la speciale tenuità del danno patrimoniale, ma la ripercussione sul rapporto di lavoro di una condotta suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento, in quanto sintomatica dell’atteggiarsi del dipendente rispetto agli obblighi assunti”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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