ANALIZZIAMO LA GIURISPRUDENZA DEL CNF: BUONA COMUNICAZIONE E MARKETING AZIENDALE

La giurisprudenza del Cnf:  studio legale, buona comunicazione e le differenze con il marketing aziendale

Avvocati, attenzione alle fotografie che usate durante l’attività di comunicazione della vostra attività professionale. Fanno a tutti gli effetti parte del messaggio e quindi sono soggette al vaglio dei canoni di decoro e dignità, con la conseguente valutazione deontologica.

Le fotografie di un legale, esperto di infortunistica stradale, che sfreccia per le vie del centro con la sua motocicletta con indosso il casco, a difesa di tutti coloro che potrebbero incorrere in una spiacevole vicenda per strada, trasmette una immagine non professionale e contraria al principio di indipendenza.

Se all’immagine viene anche associato un testo, comparativo, screditante per i colleghi, equivoco e ingannevole la condanna è assicurata.

Vediamo quanto stabilito dalla sentenza n. 208/2017:

“Quanto alla immagine deve essere detto che il problema non è dimostrare che molti avvocati usano un motociclo e quindi il caso o che è proprio di personaggi politici presentarsi in pubblico con le maniche della camicia rivoltate. Tanto meno, in sede di valutazione deontologica, può considerarsi argomentazione degna di considerazione il richiamo ad un soggetto di fantasia tratto da una antica serie televisiva. Dalle valutazioni dell’immagini e dalla sua contestualizzazione deriva una impressione quantomeno inadeguata rispetto a quelle caratteristiche di professionalità che, seppure nelle forme ritenute più consone rispetto ai soggetti che si desiderano raggiungere con il messaggio stesso, dovrebbero caratterizzare l’avvocato”.

Sostanzialmente, il CNF ha sottolineato che il messaggio

“nella sua interezza, ed anche nella sua atomizzazione evidenzia il mancato rispetto dei canoni di trasparenza e correttezza indispensabili per la tutela dei soggetti cui il messaggio si riferisce”.

Tale atteggiamento deontologico, è un dato in realtà con cui i professionisti e i comunicatori devono fare i conti dato che proviene dalle istituzioni che detengono un potere di regolazione coercitivo su questi aspetti. Non vi è una decisione deontologica forense che non perpetui la convinzione della necessità di una netta divisione tra avvocati e mercato.

La Corte di Cassazione SS.UU, con la sent. n. 9861/2017 si specifica che il rapporto tra cliente e legale non è solamente un rapporto privato di carattere personale, risente

“positivamente della forte valenza pubblicistica della professione forense, e non può essere ricondotto puramente e semplicemente ad una logica di mercato”.

Pertanto non stupisce che nella decisione disciplinare si sottolinei che

“è escluso che la pubblicità dell’avvocato possa essere equiparata a quella di stampo imprenditoriale”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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