ANALIZZIAMO LA GIURISPRUDENZA DEL CNF: BUONA COMUNICAZIONE E MARKETING AZIENDALE

La giurisprudenza del Cnf:  studio legale, buona comunicazione e le differenze con il marketing aziendale

I social network stanno avendo un grande impatto su tutta la popolazione mondiale, e ad usufruirne per promuovere la propria attività, sono sempre più professionisti. Tuttavia nel caso in cui a promuovere il proprio lavoro sia un avvocato il Consiglio Nazionale Forense impone delle regole alquanto rigide, per non ledere la dignità ed il decoro della professione stessa.

L’attività promozionale è in egual modo messa al bando come nel caso affrontato dal Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza n. 208 del 2017, che aveva affrontato il caso di un legale che aveva violato l’articolo 7 del Codice Deontologico, nella parte in cui pone il divieto di pubblicità elogiativa e comparativa.

Nello specifico questo aveva affisso per le vie della città numerosi cartelloni pubblicitari con la fotografia di un professionista con il casco da motociclista riportanti la scritta

“un grande studio legale fa infortunistica stradale SERIAMENTE”.

Deve essere rammentato che l’art. 10 della L. n. 247 del 31 dicembre 2012 dispone:

“È consentita all’avvocato la pubblicità informativa sulla propria attività professionale, sull’organizzazione e struttura dello studio e sulle eventuali specializzazioni e titoli scientifici e professionali posseduti la pubblicità e tutte le informazioni diffuse pubblicamente con qualunque mezzo, anche informativo, debbono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere comparative con gli altri professionisti, equivoche, ingannevoli, denigratorie o suggestive”.

Con la sentenza in commento si è chiarito che:

“Quanto alla immagine deve essere detto che il problema non è dimostrare che molti avvocati usano un motociclo e quindi il caso o che è proprio di personaggi politici presentarsi in pubblico con le maniche della camicia rivoltate. Tanto meno, in sede di valutazione deontologica, può considerarsi argomentazione degna di considerazione il richiamo ad un soggetto di fantasia tratto da una antica serie televisiva. Dalle valutazioni dell’immagine e della sua contestualizzazione deriva una impressione quantomeno inadeguata rispetto a quelle caratteristiche di professionalità che, seppure nelle forme ritenute più consone rispetto ai soggetti che si desiderano raggiungere con il messaggio stesso, dovrebbero caratterizzare l’avvocato”.

A proposito di social network, la Corte di Cassazione, con la sentenza 9861 del 2017 ha chiarito che all’avvocato è fatto divieto di pubblicare il nome dei propri clienti all’interno del proprio sito web, in ragione della forte valenza pubblicistica dell’attività forense, non essendo l’avvocato solo un libero professionista ma anche il necessario “partecipe” dell’esercizio diffuso della funzione giurisdizionale.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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